Piz Morteratsch : via normale dalla Capanna Tschierva
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PD-     I 

participants

Luca Colzani, Io, Rambo, Bestia, Tiziano, Anna, Lele e Leo.

weather and conditions


Gran bella giornata, molto caldo.


[u]Neve e ghiaccio :[/u]
Neve molle fino a 3300 metri.Poi dura fino a 3450 m.Lungo la spalla quotata 3611 m abbiamo trovato ghiaccio vivo che ci ha dato qualche problema.

[u]Roccia :[/u]
Passaggi facilitati da una corda fissa.

timing

[u]Complessivo :[/u] 3+4,5 + 5 in discesa fino a Pontresina
[u]Difficolta :[/u] 4 ore e mezza

personal comments

A Lecco la prima sorpresa….anziché trovare il Luca Bono troviamo la sorella Anna.
Lui, il grande Bono è con noi con lo spirito ma con la panza piena è da un’altra parte.
Partiamo da Pontresina alle 22 del venerdì sotto un cielo poco promettente.Fa molto caldo, si sta benissimo in calzoni corti e maglietta. Con le luci delle frontali, risaliamo tutta la Val Roseg e, in un’ora e mezza siamo all’Hotel.Da qui altri 90 minuti per raggiungere la Capanna Tschierva che troviamo aperta. Qui, alcuni di noi dormono sulle panche della sala pranzo, altri nel deposito scarponi e, il più furbo (il Bestia) si caccia dentro in una stanzetta ovviamente all’insaputa del rifugista che manco si è accorto della nostra presenza. Dopo la notte insonne, alle 4.30 suona la sveglia.Il tempo è stupendo e anche la vista è superlativa! Dopo una breve colazione, alle 5 ci mettiamo in marcia risalendo i ripidi pendii che conducono alla “Terrassa” su sfasciumi e roccette.Davanti a noi una coppia di svizzeri che iniziano a battere traccia sul Vadrettin da Tschierva completamente ricoperto di neve marcia. Dopo esserci legati, attacchiamo anche noi il ghiacciaio.Seguendo i 2 svizzeri, attraversiamo una zona già crepacciata poco raccomandabile.
Una volta raggiunto il plateau, la neve fortunatamente migliora un pochino e diventa portante.Saliamo così il pendio che ci porta sulla spalla del Morteratsch. Qui, le alternative erano 2. O si risaliva il ripido gobbone glaciale quotato 3611 m oppure lo si aggirava su pendii più dolci ma con qualche buco in più. I Fizik optano per la prima soluzione e anche noi quindi saliamo da questa parte.
Il pendio di ghiaccio vivo mi dà una marea di problemi e, giunto più o meno a metà pendio, mi arpiono alla corda dei Fizik che non mollerò fino alla vetta.Mai scelta per me fu più sbagliata di risalire quel pendio così ghiacciato! Comunque, tra un lamento e l’altro, giungo anch’io in cresta e da qui alla vetta è questione di un quarto d’ora. Inutile dire che la vista era superlativa.Eravamo circondati da montagne famosissime come i Piz Palu, il Bernina con la Biancograt, il Piz Scrscen, il Piz Roseg ecc…..il tempo passa e la neve molla.In discesa io e Rambo optiamo per il giro più largo evitando il ghiaccio vivo del gobbone. Dopo aver passato un grosso crepaccio, possiamo tranquillamente raggiungere la spalla dove attendiamo i Fizik + Tiziano e il Bestia impegnati ancora nella discesa. L’ultimo tratto del Vadrettin da Tschierva ci riserva solo della gran fatica dovuta ai continui sprofondamenti. Una volta tornati al rifugio, iniziamo poi l’interminabile discesa verso valle. Quando ci vediamo attraversare il sentiero dal trenino del Bernina, ci lasciamo andare in un urlo di liberazione. La macchina è ormai a poche centinaia di metri! Salita di gran soddisfazione con buon dislivello ma con uno sviluppo himalayano.28 km tra andata e ritorno!

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