Gross Windgallen: da Golzern per lo stafelfirn.
{{ '2016-05-21' | amDateFormat:"dddd Do MMMM YYYY" }}

Gross Windgallen: da Golzern per lo stafelfirn.
{{ '2016-05-21' | amDateFormat:"dddd Do MMMM YYYY" }}

Application mobile

View and save your outputs directly on the field using the Camptocamp mobile application.

Licence

General

activities

partial_trip: yes

quality: medium

Rating

5.1
TD-

heights

elevation_max: 2900 m

elevation_access: 1395 m

height_diff: +1500 m / -1500 m

Access

access_condition: cleared

lift_status: open

hut_status: closed_hut

snow

elevation_up_snow: 1900 m

elevation_down_snow: 1900 m

glacier_rating: easy

avalanche_signs: natural_avalanche

participants

Edoardo Satiro, Marco Busti, Pince.

weather and conditions


Alle 6:00 del mattino cielo leggermente lattiginoso con temperatura di 8°C alla stazione di monte della funivia di Golzern. Alle 8:00 cielo blu e temperatura ancora sopportabile a quota 2000.
Poi sempre più bello, ma sempre più caldo ed assoluta assenza di vento. Giornata complessivamente spaziale per fare del turismo, ma poco aderente alle necessità di chi desiderava percorrere un itinerario sci alpinistico con i tratti del Gross Windgallen.
Alle 17:00 21-22°C a Bristen.


CONDIZIONI:
L’innevamento sopra i 2000 m è piuttosto abbondante, il ghiacciaio è ben coperto come pure piena è la crepaccia terminale il cui passaggio si rivela semplice. Il tratto chiave della gita è cioè i 400 m della parete finale, sono paradossalmente in ottime condizioni per una salita con gli sci, i passaggi fra le barre rocciose decisamente più semplici ed anche la cresta terminale, vista dal basso, grazie ad una copertura nevosa cospicua pare non opporre le difficoltà in roccia riscontrabili in estate. La neve però ha pure abbondantemente ricoperto tutte le pareti molto articolate, costituite da salti verticali che sorreggono ripidi scivoli, su cui è possibile che si depositino(e si sono depositate) cospicue quantità di neve. Pareti che incombono sul tracciato di salita e su cui in più punti ieri vomitavano imponenti scariche di neve-ghiaccio e sassi.
Anche la neve dei ripidi scivoli nevosi su cui si doveva passare era ancora instabile e per nulla compatta (tanta e troppo recente) distacchi di dimensioni non grandissime potevano trascinarci anche per qualche centinaio di metri con scarsissime possibilità di arresto.
La neve anche sullo Stafelfirn pur offrendo in salita un ottimo grip, non era trasformata in profondità, scendendo però prima delle 12:00 sui costoni esposti ad Ovest teneva bene regalando una bella sciata su neve piuttosto lenta.
Neve lenta e poco portante anche sul lungo tratto dall’uscita del ghiacciaio sino al sentiero poco a valle rifugio (limite della neve in discesa circa 1900 m).
Nelle condizioni di ieri bisognava scendere dalla cima non oltre le 10:00.

avalanches

Colate di neve anche di medie dimensioni dalle pareti rivolte ai quadranti meridionali già a partire dalle ore 10:30.

timing

4 ore e 15 minuti circa di sola salita compreso soste sino a quota 2900.

personal comments

Che dire!.. Nella valle, per parafrasare un titolo famoso di Bonatti (a cui umilmente chiedo scusa per un paragone esclusivamente letterario), in cui ho trascorso alcuni dei miei “giorni grandi” dello sci alpinismo ho riprovato con il Gross Windgallen che giusto 8 anni fa (24 maggio del 2008) avevo già tentato di salire con Marino.
La meteo allora non ci fu amica, pur arrivando a circa 2950 o poco più di quota non vedemmo nulla e così non ebbi un’esatta percezione dei luoghi e delle reali difficoltà che caratterizzavano il tratto finale dell’itinerario. Anche il bagaglio di esperienza, pur già grande, non fu sufficiente per capire le vere peculiarità di questa salita sicuramente più difficile di quanto ottimisticamente allora la quotai. La soluzione migliore, se lo vuoi sciare quasi dalla cima, passa però attraverso una combinazione di fattori che non può prescindere da come si dispone la neve sul pendio e dintorni, di quanta ce ne deve essere e di che tipologia il tutto in un contesto climatico adeguato alla struttura fisica della parete ed al suo orientamento.
Ieri ci sentivamo bene io e Marco (Pince aveva già dichiarato di essere in gita di piacere), eravamo fiduciosi perché bisogna affrontare queste salite con lo spirito giusto. Il rifugio era chiuso, ma il gestore stava facendo le pulizie di primavera proprio come 8 anni fa; la ragazza ci offre un thé e mi confida che ieri dal G.W. e dintorni veniva giù il finimondo, un rombo quasi continuo, prodotto dalle colate di neve che precipitavano dalle pareti, correva nell’aria. La discrezione non le ha permesso di dire apertamente che la situazione non le sembrava ottimale, ma il messaggio trasversale era chiarissimo.
Nel profondo della mia coscienza non volevo ammetterlo, ma la previsione dell’isoterma dello 0°C a 3500 m, la temperatura di 8°C ai 1400 m della stazione della funivia, l’intervallo di tempo troppo breve tra le ultime grandi nevicate ed il nostro tentativo non erano le premesse ideali per questa scelta; solo due fattori avrebbero potuto ribaltare le percentuali di probabilità a nostro favore:
o partire dal rifugio molto presto(invece che da valle) sfruttando le ore fresche del primissimo mattino.
o sperare in un errore nelle previsioni delle ciclo delle temperature dell’aria.
Salendo siamo catturati dalla bellezza severa del bacino dello Stafelfirn e dalle cime del lato opposto della Maderanertal ognuna delle quali mi ricorda un’avventura straordinaria. Giunti alla base del tratto chiave procediamo decisi, ma appena pestiamo la neve sul ripido pendio orientato ad est-nordest capiamo subito che la probabilità di farcela sta per crollare vertiginosamente. Sono circa le 10:15-10:30 è ancora tutto immobile, tutto pare nella norma, ma è una questione di minuti, un urlo del Pince, fermo sul pianoro del ghiacciaio, ci avvisa che una scarica sta arrivando dalla parete alla nostra destra, mi sposto rapidamente verso sinistra sotto una strapiombante ginocchio di roccia, ritengo di essere in una posizione relativamente sicura, Marco, pochi metri sopra, ha dovuto per un attimo allontanarsi dalla linea migliore, ma recupera subito scattando anche lui verso sinistra. Intanto il Pince un po’ convulsamente ci annuncia l’arrivo di altre colate, la scena deve sembrare surreale. Velocemente ci prepariamo alla ritirata sotto il “tiro dell’artiglieria di montagna”, Marco parte per primo, io in posizione più sicura, ma scomoda ci metto di più; una scarica più grossa delle altre e più vicina mi scuote parecchio, la sensazione che provo è uno strano miscuglio tra timore e fascino nell’osservare impotente la forza che si sprigiona tra le pieghe di queste pareti apparentemente inanimate.
Sono pronto, il Pince mi avvisa che sopra il “ginocchio” che mi protegge tutto è tranquillo come pure sul lato della parete, parto ed in breve mi ricongiungo agli altri.
Rimaniamo li ad osservare l’anfiteatro tutt’altro che immobile, è un continuo sussulto, colate e boati si susseguono ad un bel ritmo; è inquietante, ma spettacolare. Non sono amareggiato per questo secondo fallimento, lo considero un ulteriore corso di formazione che ha arricchito le mie conoscenze di montagna ed in particolare su questa salita per la quale abbiamo subito elaborato la strategia del prossimo tentativo davanti ad una “Rosti” del Gasthaus Golzernsee ed al riflesso dell’Oberalpstock nelle tremulo specchio del laghetto di Golzern.

Associated routes

Associated articles

Associated xreports

Comments

No thread yet?

Log in to post the first comment

No thread yet?

Log in to post the first comment

{{::post['created_at'] | amUtc | amLocal | amTimeAgo}}
  • es
  • ca
  • fr
  • en
  • de
  • eu