Piz Pisoc: Da Fontana per la Val Zuort, il canalino SW e la Cresta S.
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Piz Pisoc: Da Fontana per la Val Zuort, il canalino SW e la Cresta S.
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Licence

General

activities

frequentation: quiet

condition_rating: good

quality: medium

Rating

4.1
D

heights

elevation_max: 3173 m

elevation_access: 1437 m

height_diff: +1750 m / -1750 m

Access

access_condition: cleared

snow

elevation_up_snow: 1500 m

elevation_down_snow: 1500 m

participants

Edoardo Satiro, surlyswiss, Marco Busti, Moreno

weather and conditions


Giornata discreta, soleggiata il mattino; poi deboli passaggi nuvolosi in quota nel pomeriggio. Assenza di vento e temperature gradevoli. Alle 7:30 4°C alla partenza.


Attualmente l’itinerario è complessivamente in buone condizioni. Gli sci si portano per meno di 10 minuti; la neve è già perfettamente trasformata sino a quota 2500-2600 (la neve sporca di sabbia sotto i 2200 m di quota non molla nemmeno nel tardo pomeriggio), poche sono le slavine con i relativi grumi che solcano i vasti pendii della Val Zuort, pertanto le condizioni per una sciata ideale non sono affatto compromesse. Anche il ripido canalino è sciabilissimo, basta saper attendere il giusto remollo.
Il pericolo di valanghe è in questo momento debole anche nelle ore più calde; rimane comunque possibile lo scaricamento dalle cenge rocciose di candelotti di ghiaccio e neve in eccesso, a tale proposito segnalo che a circa metà del couloir di accesso alla cresta, una formazione di ghiaccio piuttosto cospicua appiccicata sul verticale lato sinistro orografico sta per crollare; se succedesse interesserebbe la parte inferiore del canalino.
La cresta S incomincia a liberarsi dalla copertura nevosa.

timing

6 ore circa di sola salita compreso soste.

personal comments

Del grande fascino di questa gita mi ero già accorto in occasione della prima visita in questo remoto angolo della bassa Engadina per salire l’altra bella vetta di questo bacino, il Piz Zuort.
In quell’occasione conobbi Alex Dirigo diretto in completa solitudine al Pisoc (era partito il mattino stesso da Monaco se ricordo bene), dopo quella conoscenza fugace mi accorsi che io ed Alex spesso sceglievamo o avevamo scelto le stesse inusuali mete pur percorrendole in tempi cronologicamente diversi.
La sera di quel giorno ci re incontrammo al parcheggio di ritorno dalle rispettive gite, entrambi eravamo entusiasti della bellezza dei luoghi e della qualità degli itinerari; lui, stanco per l’impegno della gita, che aveva già percorso anche lo Zuort mi disse senza dubbi che il Piz Pisoc gli era superiore per difficoltà ed eleganza del percorso, aggiunse “the ridge is long and difficult”. Leggendo a posteriori il suo curriculum scialpinistico non ebbi dubbi sull’attendibilità del suo parere.
Il Pisoc è rimasto lì per 2 anni nel cassetto, quando l’ho proposto a Marco qualche ora prima di partire non ha reagito subito con entusiasmo, ma era comprensibile il Pisoc non è sulla lista delle cime blasonate (per fortuna!), ma è proprio su questi itinerari che riscopri l’essenza del vero sci alpinismo. Qui non ci trovi una traccia profonda che ti conduce come un filo di Arianna alla meta, alcuni tratti del percorso devi trovarli utilizzando quell’intuito ormai anestetizzato in chi sceglie sempre “itinerari di moda”; ci trovi difficoltà non elevate, ma nemmeno addomesticate, ci trovi il gusto per la scoperta che dovrebbe essere il condimento di ogni gita.
Mattia, che invece è sempre alla ricerca come me di nuove frontiere, ha subito inquadrato il “giro”, quest’area era nella sua lista di attesa, prima o poi la “Meta” sarebbe sbocciata nell’orto in cui coltiva i suoi progetti.
E così rieccoci tutti e tre insieme in questa bellissima ed impegnativa avventura, con noi anche Moreno che nonostante fosse agli esordi ha portato a termine la gita con la stessa determinazione di uno scialpinista navigato.
Un grazie a Marco che ha “tirato” tutta la cresta senza esitazioni spinto da una forza come al solito incontenibile. Quando ci siamo incrociati sulla cresta, lui in discesa ed io e Mattia in salita, mi dice visibilmente soddisfatto, ma ancora sotto effetto dell’adrenalina da concentrazione, “su quest’itinerario non c’è un metro banale, che gitone! Cosa dici se buttiamo una doppia nel canalino qua sotto?”, gli rispondo “ho già piazzato la fettuccia su uno spuntone”; poi ci esorta ad andare in vetta anche se è tardi ben sapendo che sarà una bella noia aspettarci al colletto dove abbiamo depositato gli sci.
Dopo meno di mezz’ora anche io e Mattia siamo in cima, la sensazione di vuoto sotto di noi è tremendamente grandiosa, sono contento di essere qui con lui, abbiamo in comune una interpretazione di questa attività molto simile è questa vetta è in fondo un po’ il simbolo della nostra visione.
Il Piz Pisoc è la più alta cima di questo gruppo, una piramide poderosa di blocchi di roccia che sembrano impilati uno su l’altro come ciclopiche tegole in un caotico ordine, striate da lunghe cenge nevose che ne interrompono la continuità, ma dall’alto accentuano la sensazione di un vuoto profondo ed inquietante.

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