Pizzo Cengalo: Via Gaiser-Lehmann

  • Activities:
  • Maximum altitude:
    3260m
  • Difficulties height:
    1100m
  • Main facing:
    NW
  • Duration:
    2 days
  • Global rating:
    TD+
  • Commitment grade:
    IV
  • Quality of in-place protection:
    P2
  • Free and required grade:
    5a
Summits, passes, lakes and cliffs:
Huts, usual bivis and valley accomodation:
Access points:
Laret (Bondo)  821m to 1286m r
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Cengalo, Via Gaiser Lehmann
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Pizzo Cengalo - Via Gaiser Lehmann



Salita grandiosa in ambiente selvaggio, alpinisticamente completa sia per l’avvicinamento su ghiacciaio che per la complessa logistica e l'ingaggio.

Avvicinamento e attacco

La logistica migliore non è di pernottare al Sasc Furà o alla Sciora, ma la seguente:

1° giorno

salire al Sasc Furà e raggiungere il Viale. Scendere sul versante opposto e, al termine del tratto attrezzato, non appena il sentiero si fa pianeggiante, risalire il pendio morenico fino a una zona di blocchi dove vi è un ottimo posto da bivacco (acqua nei pressi).

2° giorno

salire al nevaio soprastante e al colletto compreso tra il ghiacciaio e uno sperone roccioso. Si mette piede sul ghiacciaio, dirigendosi quasi sotto la parete del Badile. In questo modo si aggirano tutte le zone crepacciate; spostandosi progressivamente verso est, contornando una grande fenditura, si raggiunge il plateau sommitale, in leggera discesa, fino alle rocce del Cengalo. L’attacco è 10-15 m più in basso rispetto a un evidente canale di scolo (scariche possibili); su un ballatoio, poco visibile, c’è un vecchio chiodo ad anello.
3 ore per raggiungere il posto da bivacco, 1 ora per l’avvicinamento

Via

Il percorso, logico, si articola in sei zone:

  • 1) zoccolo-sperone di rocce trasversali, con rampe e cenge
  • 2) crestina di rocce rotte erbose
  • 3) zona di diedri verticali che adduce alle placche
  • 4) placche fessurate di roccia ottima
  • 5) tetti dalle lame bianche, non molto solide
  • 6) uscita sugli sfasciumi sommitali e neve.

Tutte le soste sono attrezzate e lungo i tiri si trova qualche chiodo; roccia da buona a ottima, solo disturbata dalla vegetazione nella parte bassa.  Arrampicata poco atletica in ambiente mozzafiato.
8 ore per la via.

Discesa e rientro

Al termine della via si prosegue per lo sperone di detriti e neve, fino a raggiungere un’ampia terrazza che consente di traversare obliquamente verso sud. Risalire tratti di rocce rotte, continuando a traversare a destra (faccia a monte), fino a raggiungere il raccordo con la via normale, un centinaio di metri sotto la vetta.  
La discesa, in assenza di neve, è semplice e si svolge per lo più su gande di grossi blocchi, con qualche passo in arrampicata. Si segue a ritroso il crinale, ampio e frastagliato, aggirando alcuni torrioni, ora sul lato sud, ora sul lato nord (qualche catena), fino al colle del Cengalo, da cui si scende per canalini e placche (breve corda fissa al termine) fino al termine delle difficoltà.
Da qui si raggiunge il Rifugio Gianetti, da cui vi sono tre possibilità:

  • a) scendere ai Bagni di Masino
  • b) rientrare in Bondasca tramite il Passo di Bondo (soluzione veloce ma ormai spesso impraticabile per le pessime condizioni del ghiacciaio della Bondasca e delle rocce sottostanti il passo)
  • c) scavalcare il Passo del Porcellizzo e il Passo di Trubinasca (soluzione consigliata - sentiero attrezzato e segnato).
    2h30 per arrivare alla Gianetti; 4h per rientrare a Laret col giro della Trubinasca.
Remarks:

Via a torto temuta per la qualità della roccia nella parte bassa, in realtà, se si ha intuito e un pizzico di fortuna, il cosiddetto zoccolo non è così famigerato e il percorso non è impossibile da trovare: ricordarsi di attaccare in alto e di evitare, nella zona dei diedri, le difficili e fuorvianti varianti che tendono a destra

Gear:

due corde, serie completa di dadi e friends, martello e chiodi non indispensabili, ramponi e bastoncini

External resources:
Route history:

Data della prima salita e cenni storico-ambientali

  • F.Gaiser, B.Lehmann, 1937
  • Il Pizzo Cengalo, terza vetta del Masino in altezza, si impone da nord con la sua grandiosa parete, articolata in possenti speroni spezzati da canali, ormai privi di ghiaccio nella stagione estiva. La via proposta è l’unica ad essere percorsa con relativa regolarità e offre una bella arrampicata, a torto temuta per la qualità della roccia nella parte bassa. In realtà, se si ha intuito e un pizzico di fortuna, il cosiddetto zoccolo non è così famigerato e il percorso non è impossibile da trovare: ricordarsi di attaccare in alto e di evitare, nella zona dei diedri, le difficili e fuorvianti varianti che tendono a destra
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Version #3, date 1 October 2010